Monetizzazione del software: come il software interno diventa un motore di fatturato
Molte aziende dispongono di software su misura che potrebbe offrire molto di più che un semplice supporto alle operazioni interne. Ansgar Dodt, VP Product Management, Software Monetization presso Thales, illustra come il know-how interno in materia di software possa essere trasformato in un modello di business sostenibile con ricavi prevedibili e ricorrenti.

La maggior parte delle aziende utilizza una combinazione di diverse soluzioni software per garantire il regolare svolgimento delle proprie attività. Una parte di queste è costituita da grandi suite aziendali, mentre l’altra è stata sviluppata internamente per scopi specifici, ad esempio per testare prodotti, effettuare calcoli particolari o gestire determinati contenuti. È proprio in questo software sviluppato internamente che spesso si nasconde un’opportunità di fatturato spesso trascurata.
Il potenziale è già presente all'interno dell'azienda
Ansgar Dodt, VP Product Management, Software Monetization presso Thales, sottolinea che soprattutto le aziende specializzate in hardware dovrebbero chiedersi se il loro software interno su misura non possa essere adatto anche come prodotto per clienti operanti in settori simili. «La maggior parte delle aziende si concentra sull’acquisizione e sulla fidelizzazione dei clienti. Tuttavia, spesso sottovalutano le potenzialità dei prodotti già esistenti e le diverse modalità con cui questi possono essere monetizzati», spiega Dodt.
Spesso questa opportunità non solo viene trascurata, ma il suo potenziale viene sottovalutato anche quando se ne discute. Secondo Dodt, è possibile ottenere un effetto trasformativo solo quando tutti i reparti coinvolti comprendono quali ricavi siano effettivamente realizzabili attraverso la monetizzazione.
La trasformazione ha bisogno di sostegno, anche da parte degli investitori
L'impulso per una trasformazione di questo tipo deve provenire, di norma, dalla direzione aziendale. La sfida consiste nel fatto che, inizialmente, una parte dei ricavi provenienti dal settore hardware subisce un calo, mentre i nuovi ricavi derivanti dagli abbonamenti software devono ancora essere consolidati. È proprio in questa fase di transizione che spesso sorgono riserve da parte degli investitori.
Tali processi di trasformazione possono durare diversi mesi, in alcune aziende addirittura un intero anno. Dodt ritiene quindi fondamentale coinvolgere gli investitori sin dalle prime fasi: «È necessario discutere con gli investitori del probabile calo del fatturato, ma anche illustrare loro come, grazie a nuovi modelli di business, sia possibile ottenere ricavi più stabili e prevedibili.» La monetizzazione del software tramite abbonamenti e fatturazione basata sul numero di utenti consente proprio questo: un andamento del fatturato prevedibile e ricorrente.
Conclusione: modelli ibridi e uso corretto dell'IA
Per la direzione aziendale è fondamentale tenere sempre sotto controllo il potenziale di fatturato e, al contempo, garantire che i costi infrastrutturali non sfuggano di mano. In particolare, le aziende che puntano su un approccio «AI-first» corrono il rischio di sottovalutare i costi infrastrutturali ad esso associati. Nel peggiore dei casi, singoli grandi clienti potrebbero mettere a rischio l’intero modello di business e la strategia di monetizzazione.
Nella maggior parte dei casi, Dodt raccomanda un modello ibrido che combini gli abbonamenti con una componente legata all’utilizzo. Puntare esclusivamente sull’utilizzo, invece, sarebbe rischioso: i costi di redditività potrebbero infatti rivelarsi troppo elevati. E sebbene l’intelligenza artificiale non sia oggi un fattore determinante per il successo, nel prossimo futuro praticamente ogni software integrerà funzioni di IA, il che a sua volta richiederà nuove strategie di monetizzazione.
Fonte: www.thalesgroup.com.
