Monitoraggio delle tendenze nelle pubbliche relazioni 2026: prendere posizione – ma solo con accortezza

Le aziende in Svizzera e in Germania dimostrano presenza nella comunicazione di posizione, ma per lo più solo laddove i rischi rimangono gestibili. È quanto emerge dall’attuale PR-Trendmonitor 2026 di news aktuell e P.E.R. Agency, per il quale sono stati intervistati 302 professionisti e dirigenti del settore delle relazioni pubbliche.

I temi relativi al clima e alla sostenibilità sono in primo piano nella comunicazione aziendale. Fonte: zvg

Comunicazione attraverso l’immagine aziendale: sì, ma in modo selettivo

Le aziende in Svizzera e in Germania assumono chiaramente una posizione nella comunicazione di posizione, ma solitamente solo quando i rischi rimangono gestibili. È questa la conclusione a cui giunge l’attuale PR-Trendmonitor 2026 di news aktuell, una controllata della dpa, e della P.E.R. Agency. Sono stati intervistati 302 professionisti e dirigenti del settore delle relazioni pubbliche provenienti da aziende e organizzazioni in Svizzera e Germania nell’ambito di un sondaggio online condotto nel febbraio 2026.

Ciò che emerge in modo particolarmente evidente è che oltre la metà degli intervistati afferma che negli ultimi due anni non è cambiato nulla nella comunicazione relativa all’allevamento. Quasi un terzo parla addirittura di un’intensificazione.

Priorità alla politica interna, conflitti internazionali evitati

Alla domanda su quali temi la loro azienda stia attualmente affrontando in modo attivo, i responsabili della comunicazione citano più frequentemente le questioni relative al clima e alla sostenibilità (44%). Seguono la diversità e l’inclusione (34%) nonché la democrazia e i valori politici fondamentali (30%). Quasi un quarto (23%) cita il razzismo e la lotta alla discriminazione. Circa un intervistato su cinque indica la giustizia sociale (19%) e le tematiche LGBTQIA+ (17%). La migrazione e l’integrazione (13%) nonché le crisi e i conflitti internazionali (11%) si collocano nelle ultime posizioni. Poco meno di un quarto (23%) non comunica attivamente su nessuno dei temi citati.

All’altra estremità della scala – ovvero tra gli argomenti su cui le aziende si mostrano particolarmente caute nella comunicazione – le crisi e i conflitti internazionali occupano il primo posto con il 19%. Seguono i temi relativi all’orientamento e all’identità sessuale (LGBTQIA+, 12%), alla migrazione e all’integrazione (10%) nonché al razzismo e alla lotta alla discriminazione (8%). La democrazia e i valori politici fondamentali (7%), la diversità e l’inclusione (6%), la giustizia sociale (6%) e le tematiche relative al clima e alla sostenibilità (3%) vengono evitate meno frequentemente.

Un buon quinto (21%) degli intervistati dichiara che la propria azienda non sia particolarmente cauta su nessuno di questi temi. Allo stesso tempo, il 10% afferma di adottare un atteggiamento di cautela su tutti i temi socio-politici.

La moderazione è spesso sancita formalmente

In molte aziende questa cautela è anche istituzionalizzata, in modo formale o informale: quasi due terzi (61%) degli intervistati dichiarano che nella propria azienda esistono linee guida formali, informali o specifiche per determinati argomenti, che impongono di astenersi dalla comunicazione su temi legati alla società o alla politica. Un terzo (34%) non è a conoscenza di tali linee guida.

Pochissima attività nel settore della comunicazione aziendale

Negli ultimi due anni, l’approccio alla comunicazione è cambiato solo in misura minima. Il 29% dei professionisti delle relazioni pubbliche afferma che oggi la propria azienda comunica in modo nettamente o piuttosto più attivo e visibile su temi sociali e politici rispetto a due anni fa. La metà (52%) non rileva alcun cambiamento, mentre il 14% segnala una comunicazione piuttosto cauta. Solo il 3% dichiara di comunicare in modo nettamente più cauto rispetto a due anni fa.

La pretesa di neutralità come motivo più frequente della mancanza di una presa di posizione

I motivi per cui le aziende non prendono posizione sono molteplici. Il motivo più frequentemente citato è che una presa di posizione non sarebbe in linea con i valori aziendali o con l’esigenza di neutralità (40%). Seguono il desiderio di non offrire spunti di critica (27%) e l’opposizione da parte della direzione aziendale (23%). Altri motivi citati sono il timore delle conseguenze economiche e un clima di opinione pubblica negativo (entrambi al 10%). Con il 9% ciascuno, vengono citati il timore di provocare disordini all’interno dell’azienda, la paura di non trovare il tono giusto, nonché il timore di tempeste mediatiche o di una copertura giornalistica negativa. Poco meno di un terzo (29%) dichiara di non conoscerne i motivi.

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