Il legame tra sovranità digitale e architettura aziendale
L«11 giugno 2026 si è tenuto a Zurigo lo Swiss EA Connect Day, organizzato congiuntamente dalla società di software BOC Group e dal fornitore di servizi IT adesso. Il convegno è stato interamente dedicato all'attuale termine di tendenza »sovranità digitale».
Oggi nessuna azienda può più ignorare il tema della sovranità digitale: dove si trovano i dati critici? Quali sistemi sono rilevanti per l’attività aziendale? Dove si riscontrano le maggiori dipendenze rispetto alle piattaforme e ai fornitori di servizi IT? È proprio alla luce di questi aspetti che oggi occorre considerare le architetture aziendali (Enterprise Architectures, EA), secondo una conclusione anticipata dell’evento.
La sovranità digitale suscita grande interesse
Una classificazione dal punto di vista scientifico è stata inizialmente effettuata Prof. Dr. Matthias Stürmer della Scuola universitaria professionale di Berna (BFH). Attualmente è probabilmente il Un punto di riferimento quando si parla di sovranità digitale, un tema che ormai ha raggiunto non solo il dibattito tecnico, ma anche quello politico. Stürmer ha sottolineato che il «vendor lock-in» non è in fondo una novità e non si limita al solo ambito IT. I continui aumenti dei prezzi e il Cloud Act statunitense, con il «kill switch» che incombe come una spada di Damocle, hanno tuttavia minato la fiducia nei grandi colossi tecnologici. Per questo motivo, un’alternativa risiede nell’utilizzo di software open source. Sebbene una transizione richieda ingenti investimenti iniziali, a lungo termine risulta vantaggiosa in considerazione dei bassi costi di licenza, come ha spiegato Stürmer citando l’esempio dello Stato federale dello Schleswig-Holstein. Quest’ultimo sta attualmente convertendo l’intero sistema informatico al software open source. In Svizzera, tuttavia, «non si intravede ancora molto concreto» in merito a tali iniziative, ha proseguito Stürmer. Tuttavia, recenti iniziative politiche, ad esempio nel Consiglio degli Stati, dimostrano che l’urgenza della questione è stata riconosciuta.
Autosufficiente dal punto di vista operativo, ma non necessariamente sovrano dal punto di vista digitale
Ma come si concretizza la sovranità digitale nella pratica aziendale? Aiko Frank e Tim Lehrig, del produttore di latticini Emmi, hanno fornito alcune indicazioni al riguardo. La sfida principale è rappresentata dalla lavorazione quotidiana del latte fresco, che deve avvenire in modo pulito e rapido. Qualsiasi interruzione nei processi di lavorazione ha immediatamente conseguenze critiche, che nel peggiore dei casi possono portare a lunghe interruzioni della produzione o alla distruzione di interi lotti. Di conseguenza, l’infrastruttura aziendale deve essere progettata in modo ridondante. Ad esempio, ogni sito di lavorazione di Emmi opera in modo autonomo, compresi i propri centri di calcolo. Si rinuncia all’uso di applicazioni cloud. La molteplicità delle applicazioni IT e OT richiede in Emmi una gestione specifica (nel caso concreto tramite la soluzione software ADOIT e un sistema di gestione dei servizi di ServiceNow). In questo contesto, le applicazioni vengono valutate in base a disponibilità, riservatezza e criticità. I due relatori hanno quindi indicato una panoramica trasparente del portafoglio applicativo a livello aziendale come presupposto fondamentale per la gestione della sovranità digitale.
Conoscere il proprio ambiente applicativo
Questo punto di vista è stato condiviso anche dai settori della consulenza IT e dello sviluppo software, rappresentati da Matthew Turnbull (adesso) e Felix Meentken (BOC Group). Trasparenza, resilienza e conformità sono gli elementi che accomunano un’architettura aziendale. Tuttavia: «La sovranità digitale è facoltativa», ha affermato Matthew Turnbull. Spetta a ciascuno scegliere autonomamente ciò che si desidera mantenere sotto il proprio controllo. Un Enterprise Architecture Management (EAM) ben strutturato pone le basi per la gestibilità della sovranità digitale. Felix Meentken lo ha illustrato utilizzando ADOIT, un prodotto del BOC Group. In questo strumento è possibile rendere visibile il fabbisogno di sovranità per ogni applicazione: dove viene sviluppato il software? Dove si trova l’hosting? Sono coinvolti dati personali o no? Qual è la situazione riguardo alla possibilità di uscita? Un simile «EA-Check» costituisce il punto di partenza di ogni discussione sull’attuazione della sovranità digitale in un’azienda, secondo i due relatori.
EAM: ruolo fondamentale
La tavola rotonda conclusiva ha approfondito questa argomentazione. «Non esiste sovranità digitale senza EAM», è stata l’opinione unanime. Evangelos Avramakis della Swiss Re, uno dei partecipanti alla tavola rotonda, ha chiarito che l’EAM non può essere un progetto una tantum, alla luce del rapido sviluppo tecnologico. «Il nostro EAM funziona a pieno regime», ha aggiunto anche Hélène Mourgue d’Algue, responsabile IT della città di Bienne, che sta già facendo molto in materia di sovranità digitale. Tuttavia, ciò non significa, ad esempio, che si possa rinunciare completamente a Microsoft. Alcune funzionalità di Microsoft 365 rimangono ancora indispensabili. Ciononostante, Evangelos Avramakis ha fatto appello alla capacità di innovazione delle aziende: nell’integrazione del software open source con i Large Language Models risiede un enorme potenziale. Nel complesso, la discussione – così come l’intero evento – ha evidenziato l’importanza delle architetture aziendali nel percorso verso una maggiore sovranità digitale. Le organizzazioni possono raggiungere la sovranità digitale solo se conoscono a fondo i propri ambienti IT e di dati – e le relative interdipendenze.
Ulteriori informazioni sull'evento passato: https://www.boc-group.com/de/swiss-ea-connect-day-2026/
Questo articolo è apparso originariamente su m-q.ch - https://www.m-q.ch/de/wie-digitale-souveraenitaet-und-enterprise-architecture-zusammenhaengen/
